Beauty is Power: il potere di sentirsi belli

by / domenica, 01 marzo 2015 / Published in News Body Care

“Beauty is Power” non è solo uno slogan, ma anche il titolo della mostra che il Jewish Museum di New York dedica fino al 22 marzo a Helena Rubinstein, la pioniera della cosmesi globale.

 

Helena Rubinstein già negli anni ’20 sosteneva che: “non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”. Nel giro di pochi anni riuscì ad imporsi come figura di donna professionista, vincente e sexy senza rispettare assolutamente i canoni classici della bellezza.

Scrive Elisabetta Murriti su D di Repubblica: “In realtà, le ragioni per cui ci possono ancora sorprendere la Rubinstein e la sua capacità di sondare quanto sia rilevante la nostra apparenza di donne e uomini ce le elencano di continuo scienziati e accademici. E sebbene sia ancora fresca di conio la sgradevole Pulchronomics inventata dal professore americano Daniel S. Hamermesh (ha calcolato che i più belli guadagnano in media tra il 4 e l’8% in più dei bruttini e goffi: nel giro di un paio d’anni un ricercatore di Harvard ha già alzato la stima al 10-15%), sebbene bruci ancora il ceffone datoci a fine anni Novanta dalla femminista Nancy Friday col saggio Il potere della bellezza, ecco che studi e tesi sull’argomento si aggiungono a getto continuo. Tant’è che un ricercatore e una professoressa della Graduate School of Business dell’università di Stanford, Peter Ronald Belmi e Margaret Ann Neale, si mettono ora a tirare conclusioni irritanti dal trito luogo comune secondo cui la bellezza sfolgorante (rara!) non è così potente, semmai ciò che funziona è il sentirsi belli. Insomma, lo sappiamo, dobbiamo tutto alla percezione della nostra avvenenza, e le differenze di appeal tra gli umani, più che anatomiche, spesso sono psicologiche. (…).Detto questo, Belmi-Neale vanno ancora più in là. Poiché l’autovalutazione estetica è in grado di “modellare” se stessi e gli altri, il nostro posto nel mondo dipende solo da noi. Riprendiamoci la bellezza, riprendiamoci il potere: noi siamo quello che giudichiamo di essere e, nei momenti d’inadeguatezza meglio non rimuginare su fantasie perdenti. L’ideale è ripensare intensamente a quella volta nella vita che ci siamo sentiti/e affascinanti, padroni della situazione, ammirati, ben vestiti, seduttivi. Cerchiamo di riassaporare fisicamente quelle sensazioni di pienezza e sicurezza, e voilà, eccoci in un’altra dimensione.

 

Per leggere l’articolo integrale: d.repubblica.it

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